MEGLIO GIOVANI O MEGLIO MATURE?

Nell’immaginario collettivo c’è la convinzione che sia sbagliato tagliare alberi per produrre carta.

Sicuramente la deforestazione è uno dei problemi che dobbiamo (e soprattutto dovremo) affrontare andando avanti con gli anni su questo piccolo scoglio nell’Universo che chiamiamo Terra. Eppure, in questo caso, siamo di fronte a una generalizzazione non corretta.

Innanzitutto, dal punto di vista geografico. Se nei Paesi in via di sviluppo il legname viene utilizzato per l’80% come combustibile e la deforestazione è un vero problema, nel complesso la FAO ha stimato che per produrre carta viene utilizzato non più del 12-13% del legname mondiale. E in Europa negli ultimi 50 anni l’attività di riforestazione svolta dalle industrie cartarie ha portato ad aumentare le aree forestali di quasi 2 milioni di ettari (oltre la metà delle dimensioni del Belgio, per intenderci).

Inoltre, e cosa più importante, le funzioni di scambio e di trasformazione dell’anidride carbonica in ossigeno svolte dalle foreste “giovani” sono enormemente maggiori rispetto a quelle delle foreste “mature” che, di fatto, tendono al pareggio (cioè consumano le stesse quantità di ossigeno che producono).

In pratica, tagliare una foresta esistente da centinaia di anni e sostituirla con una di soli 7 o 8 anni comporta un incredibile miglioramento nella qualità dell’aria. E le foreste dell’Unione Europea, dalle quali proviene la maggior parte del legno utilizzato dalla stessa, sono per la quasi totalità gestite secondo questi criteri ecosostenibili.

La buona notizia, poi, è che anche nelle latitudini tropicali si stanno implementando sistemi di forestazione ciclica. Certo, il percorso di consapevolezza dell’importanza di questo approccio in certe regioni del pianeta è sicuramente ancora embrionale. 

Però, come si dice, l’importante è partire: da qualche parte si arriverà.

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