A RISCHIO DI SICUREZZA

L’altra sera c’è stata l’assemblea di condominio e sono vivo per miracolo.

Non a causa dei soliti atti di violenza (verbale) che esplodono quando si tratta l’argomento rifiuti. E nemmeno per gli insulti da querela immediata che fioccano come missili quando discutiamo del decoro violato dallo stendino di quello del terzo piano.

Questa volta abbiamo tutti corso gravi rischi per rispettare le norme di sicurezza anti-Covid.

In sintesi: è vietato l’assembramento in luoghi chiusi, quindi l’assemblea si è svolta nell’androne del palazzo aperto sul cortile. Questo ci ha colti impreparati e, ovviamente, nessuno si era preoccupato di trovare sedie abbastanza per i venti partecipanti.

L’inquilina del secondo piano ha ottant’anni e ha detto che se avesse dovuto stare in piedi per due ore avrebbe denunciato qualcuno. Non sapeva chi di preciso, ma qualcuno lo avrebbe denunciato.

Alcuni si sono seduti sui gradini della scala, altri hanno espropriato la portineria di un paio di sgabelli, qualcuno si è abbarbicato alle colonne del porticato. Poi c’era il problema del passaggio alle scale: noi eravamo in cerchio in mezzo al percorso, così quelli senza mascherina per entrare dovevano intrufolarsi come ladri in mezzo a condomini di per sé già nervosi. In più con la mascherina non si sente bene cosa dice l’altro, figuriamoci se è dall’altro capo di un circolo ampio quindici metri. E ciò ha creato più di un’incomprensione e arrabbiatura.

A un certo punto, poi, si è messo a piovere e a tirare un vento freddo di tramontana che ha colto tutti di sorpresa e c’erano più starnuti che discussioni.

L’unica nota positiva è che l’assemblea è durata mezz’ora, poi tutti sono scappati. Di negativo c’è che oggi siamo tutti in quarantena: da raffreddore, ovviamente, ma, in questi giorni così strani, non ci crede nessuno.

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