BIANCO PURISSIMO

Io adoro i libri.

E non solo per quello che vi trovo scritto, ma in quanto oggetti.

Probabilmente è un retaggio dell’infanzia passata in mezzo a loro. Oppure quella stretta correlazione tra la gioia che mi hanno sempre dato e la loro forma di parallelepipedo così perfetto. Non sono sicuro. Ma so per certo che quando vedo una scultura che li rappresenta non posso fare a meno di fermarmi e osservarla rapito.

È successo anche quando mi sono imbattuto nelle opere scultoree di Lorenzo Perrone. Sul suo sito, Perrone spiega che i suoi #libribianchi sono libri veri sui quali ha “infierito” con acqua, colla e gesso, spogliandoli del loro contenuto e ottenendo così un oggetto disanimato, una materia prima. A questo punto la forma dell’oggetto è rimasta intatta e lui è intervenuto su di essa con vari materiali apparentemente estranei come filo spinato, vetro, sassi, legno e vernice – necessariamente – bianca. Di fatto, rendendolo un oggetto autonomo rispetto alla sua struttura (e al suo scopo) originari, ne ha spostato la percezione verso un punto di vista simbolico. Scorrendo le sue opere di interpretazioni simboliche ce ne sono tantissime: da arche del diluvio, a visualizzazioni di poesie di Montale, a mappamondi libreschi, a concettualizzazioni dell’idea di prigionia.

Il messaggio è sempre importante e ben definito: ma io in certi casi, scelgo di non approfondirlo. Preferisco l’impatto emotivo. E restando a contemplare quelle opere, mi rimane il sottile piacere di osservare dei bianchi, purissimi libri che, incuranti del tempo che passa e del loro contenuto, formano una sorta di candida, eterna biblioteca.

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